Prodi: “Non li sottovaluto,ma continuerò ad andare fra la gente”

Il Professore, dopo l’amarezza iniziale, si è chiuso in casa per riflettere
FABIO MARTINI
ROMA
A casa, prima di uscire, si era messo una cravatta sul viola, una roba mai vista per il Professore. E l’effetto poco scaramantico del colore indossato si è materializzato poco prima che Romano Prodi scendesse dall’auto blu che lo stava portando alla Fiera per il “Motor Show”. Dal finestrino blindato il Professore ha guardato sul piazzale ed è stato il primo a notare una concentrazione di ragazzi e lo ha fatto in modo scherzoso: «Mamma e cos’è tutta quella gente lì?». Da quel momento è iniziato un pomeriggio spiacevole, nel corso del quale Prodi ha attraversato diversi stati d’animo. La rabbia iniziale per quelle bordate («Scemo!», «buffone!» e anche altro di più greve). La riflessione, rinchiuso in una stanzetta, dalla quale è uscito con un ostentato rispetto «per la democrazia». Poi, di nuovo a casa, a riflettere per diverse ore sull’accaduto. Con la moglie Flavia, con gli amici. E prima che andassero in onda i Tg, una lettera al «Resto del Carlino», stavolta più puntuta, con quella sottolineatura sulla «penosa situazione in cui si ritrova il Paese: i bianco o nero, o con me o contro di me».
Fin qui i commenti per l’opinione pubblica. Ma a fine giornata, chiacchierando con gli intimi, Prodi ha tirato le somme: «Sicuramente c’era qualcosa di organizzato e sicuramente c’è stato un effetto-curva», con una sorta di «ola» che ha coinvolto anche chi non si trovava nel gruppetto iniziale. Ma non era tutto. C’era una domanda che ha circolato per ore attorno a casa Prodi, che quasi nessuno ha posto direttamente al Professore e che purtuttavia era nell’aria: non sarà il caso che il presidente del Consiglio faccia una vita più «ritirata»? O meno esposta? La passeggiata al «Motor Show» per esempio non era in agenda, a Prodi è venuta voglia di andarci e ci è andato. E a fine giornata, il Professore si è convinto di una cosa: «Quel che è accaduto non è da sottovalutare, ma io continuerò a girare, a stare in mezzo alla gente».
Certo, quella sua vocazione a mischiarsi tra la gente comune, a curiosare, a passeggiare in qualunque città vada, ha sempre dato a Prodi un senso comune per le cose concrete più sviluppato rispetto ai politici del «Palazzo». E ieri sera, nella sua casa di via Gerusalemme, Prodi ha deciso di non rinunciarci. In questo trovando d’accordo gli amici che hanno parlato con lui: «Diciamo la verità – sostiene il ministro per l’Attuazione del Programma Giulio Santagata – quelli che hanno contestato erano quattro sfigati, che si sono trovati in un ambiente idoneo per fare l’onda. Ma non saranno quei quattro a far cambiare idea a Romano: meglio stare in mezzo alla gente piuttosto che starsene blindati a Palazzo Chigi come faceva Berlusconi. Che quando usciva, neanche lo vedevi: aveva sessanta persone di scorta attorno a lui».
Anche in questo Prodi non usa mezze misure. Attorno a lui ci sono sempre due, tre uomini di scorta, mai uno di più. Come stesse ancora a Bruxelles. Ma c’è un argomento che Prodi non vuole sentire: nel Paese oramai c’è tanta gente, più di prima, che lo identifica come «il nemico». Ma per il momento c’è qualcos’altro che allarma gli amici del premier. Quando si è fatta sera, qualcuno ha constatato la «rarefazione» attorno al presidente del Consiglio. Certo, nessuno dei leader nazionali dell’Unione ha voluto enfatizzare l’episodio, ma nessuno di loro ha pensato di diffondere una dichiarazione di simpatia per il premier fischiato.



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