
La meningite: una parola che solo a sentirla mette i brividi. Non c’è genitore che non abbia letto con apprensione le notizie riguardanti casi di bambini deceduti per la malattia, puntualmente riportati dalle cronache locali e nazionali. E non c’è genitore che, chiudendo il giornale, non si sia chiesto se non sia possibile prevenire questa terribile malattia, nel ventunesimo secolo, quando esploriamo Marte. La risposta arriva puntuale, dalle pagine degli stessi giornali: certo che siamo in grado di prevenirla! Con il vaccino antimeningite tutto questo non sarebbe accaduto! Peccato che, stavolta, l’informazione sia imprecisa. E molto, molto parziale.
In Italia, la meningite non ha una frequenza particolarmente elevata. Ma il problema non è tanto qui, quanto nel fatto che questa frequenza ancora non siamo in grado di quantificarla con precisione. E per sapere se un vaccino è necessario ed efficace e se è il caso di consigliarlo in modo esteso o anche di pagarlo con i fondi del Servizio Sanitario Nazionale sono necessari dei dati precisi e un monitoraggio attento Regione per Regione. Monitoraggio che, nel nostro paese, è spesso inadeguato. Dunque la paura delle mamme italiane è ingiustificata?
Intanto, è indispensabile ripetere che non esiste la meningite, ma esistono diversi tipi di meningite, provocati da batteri diversi (vedi box). Non solo. Di questi batteri esistono diversi sierotipi, il che vuol dire che esistono sottogruppi diversi contro i quali produciamo degli anticorpi specifici. Di meningococchi, per esempio, conosciamo 13 sierotipi, di cui i più frequenti da noi sono il tipo B e C. Il vaccino protegge solo contro il meningococco C. Lo pneumococco, invece, può esistere in 90 forme diverse e per ciascuna di esse sono necessari degli anticorpi tutti particolari . La diffusione dei sierotipi varia da regione a regione, varia nel tempo e con l’età del soggetto. Per cui il batterio è una specie di bersaglio mobile, contro il quale non possediamo tutti i proiettili giusti.
Per lo pneumococco, il vaccino oggi in commercio copre soltanto 7 sierotipi e, quindi, non può garantire una copertura del 100% verso il batterio. E’ vero che questi 7 sierotipi sono quelli che più spesso danno malattia nei bambini piccoli, ma si tratta più o meno del 65-70% dei casi
In Italia, la faccenda è un’altra: il nostro Piano nazionale vaccini 2005-2007 è contraddittorio. Da una parte dice chiaramente che per il vaccino antimeningoccico la valutazione del rapporto tra il costo del farmaco e la sua efficacia nel prevenire i decessi è negativa e per lo pueumococco è inadeguata, proprio per la mancanza di dati. Però, poi, lascia alle Regioni la possibilità di scegliere. E allora, la decisione di dare il vaccino a tutti i bambini (la decisione di sanità pubblica diventa una decisione politica. Siamo in campagna elettorale?
In conclusione, che cosa possono fare i genitori, stretti tra la loro sacrosanta paura, la consapevolezza dell’esistenza di un vaccino efficace e quello che appare loro un’incomprensibile tentennamento da parte dei medici e di chi dovrebbe prendere delle decisioni? Sicuramente possono chiedere informazioni ai loro pediatri di fiducia. – conclude Grandori – E magari, chiedendo informazioni sulla frequenza della malattia in quella Regione, potrebbero spingere il pediatra a informarsi bene e a studiare con attenzione la cosa nell’interesse di tutti gli altri bambini.
A cura di:
Silvia Bencivelli
Medico e giornalista scientifico
CC
Chiunque abbia delle nuove informazioni è pregato di aggiornarci!!!!!!








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